Crescentina fritta
La crescentina fritta: un simbolo della tradizione bolognese che racconta la storia, la cultura e il gusto autentico dell’Emilia.
Tra le eccellenze gastronomiche bolognesi, la crescentina fritta occupa un posto d’onore. È una specialità che incarna perfettamente il legame profondo tra cibo, storia e territorio, rappresentando una delle espressioni più genuine della tradizione culinaria emiliana. Conosciuta anche come gnocco fritto, torta fritta, pinzino o chisulèn a seconda delle zone, nasce da un impasto semplice di farina, acqua, latte, lievito e strutto, poi fritto fino a ottenere una superficie dorata e croccante e un cuore morbido e profumato.
Le sue origini sono antiche e affondano nei secoli. Gli storici dell’alimentazione attribuiscono la diffusione della ricetta ai Longobardi, che introdussero in Emilia l’uso dello strutto, ingrediente fondamentale per la preparazione della crescentina. Inizialmente considerata un sostituto del pane, divenne poi la colazione dei contadini, ricca e nutriente, soprattutto nei mesi invernali.
Alla fine dell’Ottocento, anche Pellegrino Artusi ne esaltò la bontà nel suo celebre manuale La Scienza in Cucina e l’Arte di Mangiar Bene, sottolineando la sua semplicità e l’inconfondibile gusto che la distingue grazie all’aggiunta del lardo nell’impasto.
Oggi la crescentina fritta è un piatto simbolo della convivialità bolognese: si gusta calda, accompagnata da salumi, formaggi come Parmigiano Reggiano o Squacquerone, e perfino con confetture artigianali, per un irresistibile equilibrio tra dolce e salato. È un piatto che unisce generazioni, che racconta la memoria di un popolo e che continua a celebrare, in ogni boccone, il sapore autentico dell’Emilia.