Campaneria Bolognese

Sabato 10 gennaio a Palazzo Pepoli evento dedicato a campane, campanili, campanari e il suono del doppio bolognese

copertina di Campaneria Bolognese

Palazzo Pepoli, casa della cultura popolare bolognese e delle De.Co., punto d’incontro tra memoria e innovazione, dove arte, tradizioni e saperi locali vengono valorizzati attraverso iniziative e collaborazioni con le realtà del territorio - celebra con un appuntamento speciale L'arte Campanaria bolognese una tradizione unica nel panorama nazionale e viva da oltre quattro secoli.

Questo rito sonoro, nato nella seconda metà del Cinquecento sulla torre di San Petronio e riconoscibile ancora oggi nelle sue quattro tecniche – doppio a trave, doppio a ciappo (cappio), tirabasse e scampanio – ha ottenuto il riconoscimento De.Co. Bologna. Ancora oggi anima i campanili della città grazie all’impegno delle associazioni campanarie. A custodirla e trasmetterla sono tre realtà storiche: l’Unione Campanari Bolognesi, fondata nel 1912 e forte di oltre 130 campanari; il Gruppo Campanari Padre Stanislao Mattei di Casalecchio di Reno, attivo dal 1934; e l’Associazione Campane in Concerto di San Matteo della Decima, che porta il suono delle campane in giro per il territorio con una struttura mobile dedicata. Il loro lavoro si inserisce in un percorso di tutela condiviso: dal 2019 è stato firmato un accordo con la Soprintendenza per tutelare e valorizzare il patrimonio campanario storico, riconosciuto nel 2024 come Patrimonio immateriale dell’Umanità UNESCO.

Dopo i saluti di Marco Piazza, Delegato alla Cultura Popolare del Comune di Bologna e di Duccio Caccioni, presidente della Commissione De.Co., seguirà la consegna degli attestati De.Co. ai gruppi campanari.
Il programma proseguirà con la proiezione di immagini dai campanili e con un racconto guidato dai tre presidenti delle associazioni: Angelo Zambon, Gabriele Sarti e Calzati Filippo. L’evento si concluderà con una dimostrazione finale, che prevede suonate a doppio a ciappo e una simulazione di doppio a trave sul mini-concerto della Fonderia Brighenti.

Accesso libero con prenotazione obbligatoria

La storia della fonderia di campane bolognese Brighenti è documentata a partire dal 1813, quando Gaetano Brighenti rilevò la fonderia di Angelo Rasori, situata presso porta Galliera. Alla sua morte gli succedettero il nipote Clemente e successivamente il figlio Giuseppe, sotto la cui direzione l’attività raggiunse il periodo di massima prosperità, ottenendo da Papa Pio X il titolo di Fonderia Pontificia.

Alla morte di Giuseppe nel 1910, la fonderia passò al figlio Cesare, che dovette affrontare le gravi difficoltà legate ai due conflitti mondiali: rifusioni post-belliche con materiali forniti dallo Stato e la distruzione della sede fuori porta Lame. Dal 1952 la società assunse la denominazione di Fonderia Emiliana Metalli Brighenti, con Vincenzo amministratore e Cesare direttore tecnico; il terzo fratello, Clemente, era già scomparso nel 1941.

La fusione di campane e di opere artistiche e tecniche proseguì fino alla cessazione dell’attività, avvenuta il 28 giugno 1958. Prima della chiusura definitiva, la fonderia realizzò alcuni miniconcerti di cinque campane, montati su castelli armati alla bolognese, destinati ai nipoti della famiglia.

In occasione dell’evento torna a Bologna uno di questi miniconcerti, di proprietà dei fratelli Minuto, oggi residenti in provincia di Savona. Apparteneva alla madre Maria Francesca Brighenti, figlia di Clemente e nipote di Cesare e Vincenzo.

Un prezioso cimelio di famiglia, autentica espressione dell’arte campanaria bolognese, che verrà esposto in città e utilizzato dall’Unione Campanari Bolognesi per la promozione del suono manuale delle campane.